VISITE TURISTICHE: il monastero è chiuso: tutti i lunedì; Capodanno; Epifania; Mercoledì delle Ceneri; Triduo pasquale; Pasqua; Pentecoste; Assunzione; Tutti i Santi; Immacolata; Natale e vigilia.

L’attuale complesso abbaziale si deve alla grande opera di ricostruzione effettuata tra la seconda metà del XV e la prima metà del XVI secolo. Unica testimonianza visibile dell’originario impianto medievale rimane oggi la torre campanaria.
La vastità dell’edificio (ca 13.000 mq di superficie coperta), l’armonica razionalità ed equilibrio dei quattro chiostri che ne articolano lo spazio, lo stile architettonico in cui si integrano felicemente il tardo gotico e l’incipiente rinascimento, fanno dell’abbazia di Praglia un notevole monumento d’arte.
Ma essa ci accoglie anche e anzitutto come “casa di Dio”, spazio teologico eloquente di una sapienza di vita condensata nelle stesse forme architettoniche e che ancora oggi costituisce il contesto vitale primario per una comunità di uomini che condividono la ricerca del Signore nel solco tracciato dalla Regola di San Benedetto.
Dalla visita al monumento siamo così guidati alla scoperta del monastero …

 

Chiostri

Il chiostro è veramente un paradiso. Vi si trovano i prati verdeggianti delle Scritture, e questo fiume di lacrime che l’amore celeste fa sgorgare dai più puri affetti dell’anima. Là si trovano, come alberi dalle cime elevate, i cori dei santi, tutti carichi di frutti… Credete forse che gli abitanti di questo luogo, così uniti tra loro, vivano nell’ozio? Guardate quello che si applica a sante letture, quell’altro che si dedica alla preghiera, quell’altro ancora che loda Dio con entusiasmo… (Nicola di Clairvaux)

Chiostro Doppio
Dal Chiostro Doppio prese avvio la grande ristrutturazione rinascimentale del monastero oggi esistente. Destinato fin dall’origine al dormitorio, custodisce anche oggi la clausura delle celle e degli spazi privati dei monaci.
Chiamato Chiostro Doppio perché strutturato su due piani uguali. Le arcate sono sorrette da colonne sormontate da capitelli decorati a foglie d’acanto e poggiate su un basamento continuo. Quattro lunghi corridoi interni collegano alle celle, riservate nel pianterreno ai novizi e al piano superiore ai monaci che hanno emesso la professione solenne.

Chiostro Pensile
Verso la fine del 1400, dove sorgeva l’antico chiostro denominato Paradiso, iniziarono i lavori per l’attuale chiostro pensile. La sobria ed elegante costruzione, terminata sicuramente prima del 1549, è attribuita a Tullio Lombardo. Il cortile, che poggia su quattro pilastri, è costituito da piani inclinati per convogliare l’acqua piovana nella grande cisterna sottostante che alimentava il pozzo centrale.
Questo chiostro raccoglie attorno a sé i locali più rappresentativi della vita dei monaci: la chiesa abbaziale, il refettorio monumentale, la biblioteca, il capitolo e la clausura. All’angolo sud-est del Chiostro Pensile si può godere la suggestiva vista della campagnae dei vicini colli dalla Loggetta Belvedere, intitolata successivamente allo scrittore Antonio Fogazzaro per la descrizione che ne dava nel suo libro Piccolo Mondo Moderno.

Chiostro Botanico
È il chiostro d’ingresso dell’Abbazia. Chiamato “botanico” perché era destinato alla coltivazione delle piante officinali per la farmacia del Monastero una volta ospitata nelle sale del lato sud del chiostro.
I lati del portico sono formati di colonne di marmo rosso e pietra bianca alternate, sormontate da capitelli ornati da foglie d’acanto. Le pareti affacciate sul giardino sono decorate da finestre monofore o bifore, trilobate. A coronamento di tutte le murature corre un fregio in cotto. Lungo le pareti del portico si aprono ampi portali di gusto rinascimentale. Lungo il lato nord si trova la porta detta “della carità”, ad indicare la destinazione dell’accoglienza del chiostro stesso, e l’oratorio degli ospiti, con un altare ricoperto da un paliotto in scagliola del sec. XVII sormontato da un’immagine della Vergine Annunciata.
Sul lato est si aprono due porte: la prima, tramite una scala, porta al piano superiore nel Chiostro Pensile e la seconda porta nel corridoio dove si trovano l’antico forno e le cantine addossate alla roccia, esso sfocia all’esterno su un giardino e sulle colture officinali.
Il lato sud, un tempo destinato alla farmacia del Monastero, ospita il laboratorio del Restauro del Libro.
Infine il lato ovest consente l’accesso al Chiostro rustico, al monumentale scalone settecentesco e alle sale per i colloqui con gli ospiti.

Chiostro Rustico
Il Chiostro Rustico si estende ad ovest del complesso monastico, distaccato rispetto al nucleo centrale e un tempo destinato alle attività agricole (da qui la denominazione “rustico”). L’area doveva costituire una grande aia e attorno erano depositati gli strumenti per la coltivazione della campagna circostante il Monastero. Fino all’inizio del XX secolo era presente il frantoio per la produzione dell’olio per il monastero e per il territorio vicino.Il pozzo in trachite che si erge al centro del chiostro è del periodo settecentesco.
Gli edifici che delimitano il chiostro, ora ospitano l’infermeria per i fratelli anziani e malati; la foresteria per coloro che vogliono trascorrere qualche giorno nel monastero, la sala per i turisti e il Centro Convegni.

 

Chiesa Abbaziale

Nulla anteporre all’Opera di Dio (RB)

La chiesa originaria doveva essere stile romanico-gotica, orientata est-ovest e probabilmente a navata unica, ma di questo primo edificio resta solamente la base del campanile. La torre campanaria doveva essere a cuspide ma, in seguito ad un fulmine che la colpì nel 1795 fu sostituita da un coronamento merlato. All’interno sono stati rinvenuti resti dell’ampia decorazione trecentesca ad affresco probabilmente della chiesa antica.
La basilica abbaziale, dedicata alla Beata Vergine Maria Assunta, è preceduta da un’ampia scalinata e domina dall’alto il paesaggio circostante. L’interno è a tre navate, con dieci cappelle laterali. La navata centrale, che raddoppia la larghezza delle navate laterali, è cadenzata da esili pilastri che sorreggono la volta a botte. Il tamburo sormontato da cupola che sovrasta l’altare, gli oculi della facciata e della conca absidale costituiscono le fonti luminose principali dell’ampio edificio. Il progetto fu ideato dall’architetto Tullio Lombardo, che in quegli stessi anni (1499-1500) stava lavorando alla cappella dell’Arca del Santo, nella basilica di S. Antonio a Padova.
Il catino absidale, realizzato intorno al 1530, è di Domenico Campagnola. Affrescati troviamo l’Ascensione di Cristo, una fascia decorativa monocroma in cui si svolge una ghirlanda di putti che recano i simboli della passione. Nel sottoarco si trovano sette riquadri raffiguranti busti di patriarchi e profeti e al centro il Padre Eterno. Il corpo dell’abside è suddiviso in cinque sezioni in cui sono rappresentati dei paesaggi sovrastati da cielo nuvoloso. Le due “finestre” laterali ospitano la rappresentazione dei santi padri Gregorio e Girolamo sulla sinistra, Ambrogio e Agostino sulla destra.
La cupola, affrescata da Battista Zelotti, rappresenta la Glorificazione del sacrificio di Cristo. Sul tamburo, alternati alle finestre, sono rappresentati quattro episodi della vita di Gesù: la Natività, la Circoncisione, Gesù tra i dottori e le nozze di Cana. Nei pennacchi sono raffigurati i quattro Evangelisti affiancati da altrettanti Padri della Chiesa. Le pale d’altare delle cappelle laterali sono di pittori veneti dei secoli XVI e XVII: dello Zelotti è la pala dell’Assunta che si trova nella controfacciata della chiesa, altre opere sono di Dario e Alessandro Varotari, Antonio Badile, Domenico Campagnola e Luca Longhi.
Sospesa sull’altar maggiore è la pregevole Croce, della prima metà del ‘400, dipinta su ambedue i lati. Realizzata a tempera su tavola è di scuola giottesca padovana.
Il coro ligneo, della metà del ‘500, originariamente collocato di fronte all’altar maggiore, fu sistemato nella posizione attuale nel 1572, in seguito ai dettami del Concilio di Trento. L’Assunta che sovrasta il coro è attribuita alla Bottega di Paolo Veronese.

     

Biblioteca Antica

Prendi nelle tue mani il libro per leggerlo come il giusto Simeone ha preso tra le sue braccia il bambino Gesù per portarlo e baciarlo. Dopo aver letto chiudi il libro, e rendi grazie per ogni Parola uscita dalla bocca di Dio: poiché hai trovato un tesoro nascosto nel campo del Signore. Si deve dunque conservare al riparo di ogni sporcizia il tesoro della Chiesa, elaborato e prodotto da santi Dottori, trascritto e raccolto da bravi copisti, donato da Dio per la consolazione di molti. (Tommaso da Kempis)

La sopraelevazione rispetto a tutto il resto del complesso, l’esposizione all’aria e alla luce e la solennità degli ambienti rivelano l’importanza e la rilevanza della Biblioteca Antica. Il maestoso portale lombardesco introduce all’ampia sala.
Balza subito all’occhio l’elegante decorazione del soffitto realizzata dallo Zelotti: grandi tele racchiuse in cornici lignee che sviluppano un complesso programma iconografico. La decorazione bianca delle cornici fa risaltare il vivace e caldo cromatismo della tempera, tecnica preferita dello Zelotti. Il ciclo pittorico rappresenta il Trionfo della Fede (rappresentato nell’ottagono centrale) ed è composto dalle figure monumentali delle Sibille, degli Evangelisti di quattro padri della Chiesa latina e di alcuni episodi dell’Antico Testamento. Parte di questo ciclo dovevano essere anche le nove tele che ora si trovano nel refettorio monumentale. Il cinquecentesco badalone in legno di noce e ciliegio, che si trova al centro della sala, era originariamente del coro della chiesa.

 

Refettorio Monumentale

Le cose che occorrono per mangiare e per bere se le servono a vicenda i fratelli (RB 38,6)

Dal Chiostro Pensile si accede al Refettorio Monumentale o Refettorio Grande. All’esterno si fanno notare i due grandi Lavabo degli inizi del XVI secolo in pietra d’Istria intarsiata con piombo e marmi policromi. La decorazione riprende elementi del regno animale e vegetale, in particolare ad animali acquatiche al delfino che soccorre l’uomo per portarlo in acque tranquille, che allude al Risorto. La realizzazione è attribuita alla famiglia Lombardo.
Il portale di accesso alla grande sala, contornato da un delicato fregio in pietra arenaria sul quale sono incastonate le pietre che rappresentano il Battesimo e il Martirio di S. Giustina, patrona della città di Padova, e sull’architrave il Cristo glorioso e benedicente. Anche quest’opera è attribuita ai Lombardo.
I lavabo e il grande portale uniti al pozzo al centro del Chiostro Pensile (su cui si affacciano) sono un unico percorso sul valore dell’acqua come elemento che purifica il corpo dalla sporcizia e richiama al monaco la continua purificazione di cui necessita l’anima attraverso il digiuno e la penitenza.
Sui temi penitenziali insiste anche la decorazione del Refettorio, culmine della quale è il grande Crocifisso del vicentino Bartolomeo Montagna, che campeggia sulla parete di fondo della sala. Sulla parete ovest spicca anche il pulpito, elemento fondamentale dei refettori monastici, perché destinato alle letture bibliche e morali durante i pasti consumati in silenzio. Nella secondo metà del ‘700, in seguito al nuovo allestimento della Biblioteca Antica, sono state trasferite qui nove tele dello Zelotti con scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, che si alternano alle otto grandi finestre delle pareti laterali. Uno splendido arredo ligneo decora tutto il perimetro della sala. In stile barocco, l’opera di fine ebanisteria risale agli inizi del ‘700 grazie alla donazione di alcuni monaci. Gli emblemi che sovrastano i dossali costituiscono un complesso programma iconografico stilato da Girolamo Rosa, monaco di Praglia. Ogni stallo è coronato da un motto (attinto dalle Scritture, dai Padri della Chiesa o dalla Regola) e da un’immagine (tratta dalla natura o dalla vita quotidiana) resa esplicita dalla scritta sottostante. Gli intervalli tra le mense sono decorati da quattro grandi medaglioni raffiguranti episodi biblici associati alle virtù cardinali. Sovrastanti il posto dell’Abate, si trovano lo stemma e il motto dell’Abbazia di Praglia.

 

Sala del Capitolo

Ogni volta che in Monastero si deve deliberare qualcosa d’importante..tutti i fratelli siano convocati a Consiglio (RB 3,1.2)

Dal corridoio ovest del Chiostro Pensile si accede alla sala del capitolo. L’ambiente riservato alle riunioni della comunità con l’abate fu realizzato probabilmente intorno alla fine del ‘500. Domina tutta la sala la Deposizione di Cristo di Girolamo Tessari, realizzata intorno al 1536.
Le panche, per accogliere l’adunanza dei monaci, al centro il badalone e sotto il pavimento l’ossario con i resti dei fratelli defunti, rivelano la destinazione della sala.
Qui si riunivano i monaci professi solenni per la lettura e il commento di un capitolo della Regola, qui inizia ufficialmente l’itinerario monastico con l’ammissione alla prova del noviziato e qui termina con le deposizione nel sepolcreto.