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Laboratorio
di restauro del libro
Il Laboratorio di restauro del libro
è un’attività dell’Abbazia di Praglia; inaugurato il 24
settembre 1951, prosegue da allora la sua opera a favore di
Enti Pubblici, Enti Ecclesiastici e Privati. L’anima
dell’attività è scritta intrinsecamente nella tradizione
benedettina: l’attenzione dei monaci amanuensi nel
trasmettere il sapere continua oggi a Praglia in chi si dedica
con passione all’affascinante arte del restauro del libro.
Ingente e prezioso è il materiale passato tra le mani degli
operatori: dall’Archivio si stima come si sia operato su un
numero di pezzi che si avvicina a 25.000 senza contare piccoli
interventi su documenti vari, di cui non si è conservata
traccia scritta del loro transito in laboratorio. Manoscritti
cartacei e membranacei, incunaboli, volumi a stampa di epoche
successive, incisioni, mappe, disegni: dal codice membranaceo
in onciale di Lattanzio
(sec. VI-VII), alla più antica Carta Geografica
d’Italia, a Bolle di Papi e di Imperatori, a Lettere con
autografi illustri (Galileo Galilei, S. Gregorio Barbarigo,
Alessandro Manzoni, Giuseppe Garibaldi, ecc.), fino ... ai
nostri giorni ad opere meno conosciute; tutto è stato
trattato con attenzione unica: ogni documento è prezioso in
se e per quello che vuole trasmettere. Una menzione
particolare va fatta, ad perpetuam rei memoriam, dell’opera
di ricupero compiuta negli ultimi mesi del 1966 e nei primi
del 1967, sui volumi e altro materiale danneggiato a Firenze
per lo straripamento dell’Arno - 4 novembre 1966 - e
contemporaneamente l’acqua alta a Venezia. Gli automezzi
carichi di materiale alluvionato cominciarono ad arrivare nel
pomeriggio del 9 novembre 1966 e continuarono il 10 e l’11.
Da un calcolo approssimativo si contarono circa 1850 volumi da
Firenze, in maggioranza di grande formato e molto altro
materiale sciolto; tra i volumi e il resto furono recuperati
circa 2500 pezzi. Da Venezia giunsero oltre 2000 volumi. Su
tutto il materiale: fango, combustibile da riscaldamento e
ogni genere di impurità caratteristica dei danni da evento di
tale e tanta portata, causa eccezionale che ha accelerato non
di poco il degrado e su cui si è dovuto intervenire
tempestivamente.
Attualmente in Laboratorio sono attivi
5 operatori: il monaco con responsabilità delegata che ha
acquisito il titolo legale di restauratore di materiale
cartaceo, altri due monaci con esperienza pluridecennale, un
giovane all’inizio della sua avventura in monastero e il
tecnico qualificato da oltre 35 anni di attività sul campo.
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| Volume
del 1600 al suo arrivo in laboratorio |
Dopo il restauro |
Il restauro del materiale
cartaceo, come e quando intervenire
Il
restauro è l’intervento diretto, sia fisico sia chimico,
sui materiali e sulle strutture del bene culturale da
conservare allo scopo di rallentarne i processi di degrado e
di consentirne il più a lungo possibile la fruizione. Bene
culturale da tutelare è pure l’immenso patrimonio custodito
in Archivi e Biblioteche (sia di Enti Pubblici sia di
Privati), perché come ogni altro materiale organico la carta
è soggetta a degrado: la natura stessa delle sostanze che la
compongono ne determinano l’invecchiamento naturale più o
meno accelerato. Accentuano il degrado: le componenti delle
mediazioni grafiche (inchiostri, colori, vernici, ecc), la
polvere (notevolmente igroscopica), infezione da microrganismi
(funghi e batteri), infestazioni (insetti e roditori), la luce
sia naturale che artificiale, eventi eccezionali e da ultimo -
ma non in fatto di danni arrecati - la non corretta
manipolazione da parte dell’uomo. Si deve intervenire quando
il bene culturale che dobbiamo tutelare è degradato e rischia
di perdere la sua funzione di trasmettere informazioni.
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