VENGA AFFIDATO A UN MONACO MATURO, DOTATO DI DISCERNIMENTO E DI ZELO PER LE ANIME, PERCHÉ VIGILI ATTENTAMENTE SU DI LUI E OSSERVI SOPRATTUTTO SE EGLI CERCA VERAMENTE DIO, SE SI DEDICA CON AMORE ALL'OPERA DI DIO, ALL'OBBEDIENZA E AI SERVIZI PIÙ UMILI. (RB 58,6-7)                

              

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«A chi chiede per la prima volta di entrare nella vita monastica…gli sia preposto un anziano capace di guadagnare le anime, il quale lo osservi molto attentamente. E si stia attenti se il candidato cerca veramente Dio, se è pronto all’Ufficio divino, all’obbedienza, alle umiliazioni» (RB 58, 1.6-7).

San Benedetto richiede innanzitutto, come criterio fondamentale per l’accettazione dei fratelli al capitolo 58 della sua Regola, che il candidato cerchi veramente Dio: un impegno che costituirà il cuore della sua vita monastica; ma non la ricerca di un Dio lontano se s. Benedetto aveva assicurato il monaco che è Dio stesso che lo cerca tra la folla (cf. Prol. 14) e se egli, mosso dallo Spirito, bussa al monastero per farsi cercatore di Dio.

La ricerca di Dio è per il monaco un tornare a Dio (cf. Prol. 2) verificando la propria vocazione attraverso la preghiera, l’obbedienza, l’umiltà.

Questi tre criteri dicono la concretezza della ricerca di Dio che si incarna nella comunità che accoglie il candidato alla vita monastica.

Innanzitutto s. Benedetto dà il primato alla preghiera, cioè al rapporto con Dio, che nel monastero trova la sua forma concreta nell’Ufficio divino, nella Lectio divina e nella preghiera personale: è quell’attenzione a Dio che deve prendere il cuore del monaco e portarlo alla preghiera continua. Sempre sotto lo sguardo di Dio, il monaco trova nell’Ufficio divino il tempo forte nella sua attvità di fede nella consapevolezza della sua relazione con Dio.

L’obbedienza, in tutta la tradizione monastica costituisce il patto primo e fondamentale che unisce tra loro i membri della comunità.

All’obbedienza s. Benedetto dedica il capitolo quinto della Regola dopo averla posta all’inizio della Regola come senso e scopo della vita monastica: «…perché tu possa far ritorno con la fatica dell’obbedienza a colui dal quale ti eri allontanato con l’inerzia della disobbedienza» (Prol. 2).

S. Benedetto ha un’idea molto alta di questa virtù la cui grandezza è data dal rapporto con Dio che il monaco esprime imitando Cristo il quale con la sua obbedienza ha salvato il mondo. Il monaco si pone nel cuore di questo mistero di redenzione.

Il terzo criterio di verifica vocazionale, per s. Benedetto. è se il candidato è disposto alle umiliazioni. E’ forse questo l’aspetto più difficile da assumere; ma l’atteggiamento si fa comprensibile se ricordiamo che s. Benedetto non ricerca prove create artificiosamente per umiliare e contrariare la persona ma sono quei lavori utili e a volte ingrati richiesti dalle circostanze davanti a cui è richiesto di non avere pregiudizi mondani che li fanno ritenere umilianti per la propria dignità.

Questa è la proposta di vita che s. Benedetto offre a chi viene in monastero: una proposta scandita dalle tappe dell’iniziazione monastica.

Al periodo di postulantato segue l’anno di noviziato che viene scandito dalla lettura della Regola e da una formazione monastica che ha il suo punto forte in quella “formazione integrale” che deve mirare alla maturità umana, cristiana e monastica.

Il noviziato si conclude con la professione temporanea: sarà ancora un periodo di formazione, fino alla consacrazione monastica in cui il monaco offrirà a Dio la sua vita attraverso l’impegno di “stabilità, conversione di vita e obbedienza”.

La consacrazione monastica non costituisce una tappa definitiva perché apre al monaco il cammino della sequela di Cristo dove «avanzando nel cammino di conversione e di fede, si corre con cuore dilatato e con ineffabile dolcezza di amore sulla via dei divini comandamenti» (Prol. 49).

Cappella

Sala lettura

Studiolo

Corridoio delle celle

Chiostro Doppio visto dal Noviziato

 

 

 

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