L'eroismo di due giovinetti


Giovanni Cassiano

Giovanni Cassiano - Le istituzioni cenobitiche - Scritti Monastici Abbazia di Praglia 1989

1. Nei capitoli precedenti c'eravamo proposti di trattare del rigore dei digiuni e della continenza, ma avevamo esteso l'argomento anche al cuore e alla pratica della carità. Ora intendiamo riprendere il medesimo soggetto, introducendo in queste pagine un celebre episodio, i cui protagonisti furono due fanciulli, ma lo erano solo per l'età, non certo per la maturità del loro animo. Un tale aveva mandato dalla Libia Mareotica all'abate Giovanni, economo nei monasteri del deserto di Scete — egli infatti era addetto all'amministrazione della chiesa al tempo del beato presbitero Pafnuzio che gliene aveva affidato la cura — dei fichi d'insolite proporzioni, quali non s'erano mai veduti in quelle regioni. Egli allora, senza perder tempo, decise d'inviarli a sua volta a un vecchio monaco che dimorava nelle parti interne del deserto ed era afflitto da grave malattia. Si servì per questo di due giovinetti. Il vecchio si trovava lontano dalla chiesa ben diciotto miglia.

2. Com'essi ebbero ricevuto i frutti, s'incamminarono alla volta della cella di quell'anziano monaco, ma d'un tratto vennero sorpresi da una fortissima tempesta di sabbia, al punto che perdettero la direzione della strada buona, cosa che solitamente succede in quei paraggi anche agli anziani. Per tutto il giorno e per tutta la notte s'aggirarono qua e là per la distesa di quel deserto privo di strade, senza riuscire a trovare la piccola cella di quel monaco ammalato. Alla fine, stremati per la stanchezza del cammino e sfiniti per la mancanza di cibo e per la sete, caddero in ginocchio e resero la loro anima al Signore in quell'atteggiamento di preghiera.

3. Dopo questa vicenda vennero condotte per lungo tempo le loro ricerche, seguendo le tracce dei passi che restano segnate in quelle estensioni di sabbia come impresse sulla neve, almeno fino a quando l'arena, che e così fine, per il soffiare del vento, anche quando e leggero, non vi scorra di nuovo sopra lino a ricoprirle. Si scoprì allora che essi avevano conservato quei fichi del tutto intatti come li avevano ricevuti in consegna, preferendo sacrificare la loro vita piuttosto che venir meno alla fedeltà dell'incarico ricevuto, e così essi stimarono meglio perdere la loro vita temporale anziché eludere la missione loro affidata dal monaco.

Tratto da: Le istituzioni cenobitiche - Edizioni Scritti Monastici Abbazia di Praglia

Pagine di sapienza
 

 

 

 

 

 

 

Abbazia di Praglia. Tutti i diritti riservati.