Il buon zelo monastico

Capitolo LXXII della Regola di San Benedetto


Paul Delatte

Paul Delatte - Commentario alla Regola di San Benedetto - Bergamo 1951

DE ZELO BONO QUEM DEBENT HABERE MONACHI.

Sicut est zelus amaritudinis malus, qui separat a Deo, et ducit ad infernum: ita est zelus bonus, qui separat a vitiis, et a ducit ad Deurn et ad vitam aeternam. Hunc ergo zelum ferventissimo amore exerceant monachi...

DEL FERVORE PER IL BENE CHE DEVONO AVERE I MONACI.

Come vi è uno zelo amaro e maligno che separa da Dio e conduce all'inferno, cosi vi è uno zelo Buono che separa dai vizi e porta a Dio e alla vita eterna. Questo è lo zelo che i monaci devono esercitare con ferventissimo amore...

Questo capitolo completa e riassume tutto l'insegnamento dei quattro che lo precedono. Si potrebbe anche considerarlo come sintesi dell'intera Regola. S. Benedetto condensa tutta la scienza della perfezione monastica in alcune massime brevi e piene che hanno lo splendore e la solidità del diamante. Benché gli elementi dottrinali e le formule stesse ci siano in parte già note, la loro scelta e il loro raggruppamento danno loro nuovo valore (1). E' un'idea antica quanto il cristianesimo e familiarissima a S. Benedetto, che ogni vita umana ha praticamente la scelta fra due direzioni e due soltanto, tra due vie: quella del male, della separazione da Dio, dell'inferno, quella del bene, della separazione dai vizi, dell'unione a Dio, della vita eterna. Su queste due strade due armate nemiche s'affrettano e tra esse vi sono continui scontri. Ciascuna ha il suo capo e il suo stendardo, ciascuna la sua divisa, la sua tattica, le sue armi: in un campo sta la superbia, la disobbedienza, il Non serviam di Lucifero; nella altra sta l'umiltà, l’obbedienza, Quis ut Deus? di S. Michele. S. Benedetto parla qui di due sorta di zeli, come sant'Agostino aveva parlato di due sorta d'amori (2). Lo zelo è l'ardore secrete, il ribollire dell'anima, il suo calore e il suo fervore. Nella S. Scrittura e nei Padri, la parola « zelo » indica più spesso una cattiva tendenza dell'anima: la gelosia, l'invidia, l'asprezza nel cercare una soddisfazione egoista, anche a danno del prossimo. In questo senso la usa Cassiano al capitolo VI della sua I Conferenza ed ai capitoli XV e XVI della XVIII; nello stesso senso S. Benedetto raccomanda: Zelum, et invidiam non habere (al capitolo IV-65° strumento) e all'Abate: Ne forte invidiae aut zeli flamma urat animam (Affinché per caso l'invidia o lo zelo non infiammino l'anima (cap. LXV). S. Giacomo aveva parlato per il primo dello « zelo amaro »: Quad si zelum amarum habetis, et contentiones sint in cordibus vestris, nolite gloriari et mendaces esse adversus veritatem... Ubi zelus et contentio, ibi inconstantia et omne opus pravum (perché, se avete zelo amaro, e dissenzioni sian ne' vostri cuori, non vogliate gloriarvi e mentire contro la verità, perché, dove è tale zelo e tale dissenzione, ivi è scompiglio ed ogni opera malvagia). Questo cattivo zelo conduce dritto alla morte, scriveva già cosi S. Clemente di Roma: Qui ad mortem adducit zelus (3). Ma c'è anche uno zelo buono, un santo ,ardore, « lo zelo di Dio » a cui S. Benedetto accenna al cap. LXIV (4). Egli ci dirà tra poco come si deve tradurre nella vita un tale zelo; qui nota solo quale ne è il frutto nelle anime: liberarle cioè dalle passioni e condurle a Dio (5). La direzione di tutti i nostri avanzamenti, parte dall'interno, e perciò all'intimo, all'anima mira S. Benedetto, e di là vorrebbe provocare un movimento decisivo. Tutto consiste nel sapere che cosa abbiamo nel cuore. Chi sa se non bisognerà rispondere: « Io mi amo molto, per me non c'è che il mio io; c'è in me un grande ardore di affermazione personale; io sono tutto per il mio modo di vedere (cioè per le mie illusioni). E siccome non sono solo al mondo, ma attorno a me ci sono altri io che limitano me e pretendono ridurmi, il mio zelo diventa facilmente ardore d'impazienza, di collera, di contestazione, di rivolta: zelus amaritudinis malus. Ci è interdetto di restare neutri. E non c'e una pura correzione esterna, che valga né che tenga. Se noi ci fissiamo in un'attitudine inerte e fredda abbiamo già scelto la morte. Lasciamo piuttosto che lo Spirito di Dio accenda in noi la fiamma del buon zelo che si chiama carità. Ama et fac quod vis. Chi ama Dio, porta in se, in qualche modo, la regola. E, se un fervore di fede e di tenerezza anima le nostre azioni, tutto va bene. Le cattive abitudini, per quanto inveterate, non potrebbero resistere a questa fiamma vivente e tutta divina. Tale è lo zelo, dice S. Benedetto ,che devono alimentare ed esercitare i monaci « con ferventissimo amore ». Ed ecco specialmente a che si applicherà questa santa emulazione.

 (1) E' l'eco dell'insegnamento di S. Basilio (Reg. contr., XII sq.). Ecco come gli antichi comprendevano la vita contemplativa: Quali affectu debet servire qui servit De? Affectum bonum vel animum ilium esse arbitror ego, cum desiderium vehemens et inexplebile atque immobile inest nobis placendi Deo. Impletur autem iste affectus per theoriam .9er.oplav, id est scientiam per quam intueri et perspicere possumus magnificentiam gleriae Det, et per cogitations pias et puras, et per memoriam, bonorum quae nobis a Deo collata aunt; ex, quorum recordatione venit animae dilectio Domini Dei sui, at earn diligat ex toto corde suo, et ex tota anima sua, et ex iota mente sua (XIV).

(2) De Civitate Dei, 1. XIV, C. XXVIII. P. L., XLI, 436.

(3) Epist. ad Con, IX (FUNK, Opera Patrum Apost., I, p. 72). Citato da D. BUTLER insieme con l’« antica traduzione latina».

(4) Cf. Cass., Conlat. II, XXVI; VII, II, Xxvr, XXVI; XII, I; XIII, VIII; XVII, XXV. -- S. BASIL., Reg. contr., LXXVIII.

(5) S. GEROLAMO nel suo Commento su Exechiele (1. V, c. XVI. P. L., XXV, 156). cita come del Vangelo questa frase che noi non ci troviamo più, ma che ricorda un passo dell'Ecclesiastico (IV, 25)) : Est confusio quae ducit ad mortem, et est confusio quae ducit ad vitam. Egli cita ancora queste parole nella lettera LXCI, 6. P. L., XXII, 642. —Cf. II Cor., VII, 10.

Tratto da: Paul Delatte - Commentario alla Regola di San Benedetto - Edizioni S.E.S.A. Bergamo

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