Conosciamo (dalla Scrittura) molte cose del mondo
diabolico che riguardano la nostra vita e tutta la
storia umana.. Il Demonio è all'origine della prima
disgrazia dell'umanità; egli fu il tentatore subdolo
e fatale del primo peccato, il peccato originale.
Da quella caduta di Adamo, il Demonio acquistò un
certo impero su l'uomo, da cui solo la Redenzione di Cristo ci
può liberare. E' storia che dura tuttora: ricordiamo
gli esorcismi del battesimo e i frequenti
riferimenti della sacra Scrittura e della liturgia
all'aggressiva e alla opprimente «potestà delle
tenebre»
(cfr. Lc 22, 53). E' il nemico numero
uno, è il tentatore per eccellenza.
Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante
esiste davvero e che con proditoria astuzia agisce
ancora; è il nemico occulto che semina errori e
sventure nella storia umana. Da ricordare la
rivelatrice parabola evangelica del buon grano e
della zizzania, sintesi e spiegazione
dell'illogicità che sembra presiedere alle nostre
contrastanti vicende.
E' l’omicida
fin da principio... e padre della menzogna,
come lo definisce Cristo
(cfr.
Gv 8, 44); è l’insidiatore
sofistico dell'equilibrio morale dell'uomo. E' lui
il perfido e astuto incantatore, che in noi sa
insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della
concupiscenza, della logica utopistica o di
disordinati contatti sociali nel gioco del nostro
operare.
La nostra dottrina però si fa incerta, oscurata
com'è dalle tenebre stesse che circondano il
Demonio. Ma la nostra curiosità diventa legittima
con due domande. Vi sono segni, e quali, della
presenza dell'azione diabolica? e quali sono i mezzi
di difesa contro così insidioso pericolo?
La risposta alla prima domanda impone molta cautela,
anche se i segni del Maligno sembrano talora farsi
evidenti. Potremo supporre la sua sinistra azione là
dove la negazione di Dio si fa radicale, sottile e
assurda, dove la menzogna si afferma ipocrita e
potente, contro la verità evidente, dove l'amore è
spento da un egoismo freddo e crudele, dove il nome
di Cristo è impugnato con odio cosciente e ribelle
(cfr. 1Cor.
16, 22), dove lo spirito del Vangelo è
mistificato e smentito, dove la disperazione si
afferma come l'ultima parola. Ma è diagnosi troppo
ampia e difficile, che noi non osiamo ora
approfondire e autenticare, non però priva per tutti
di drammatico interesse, a cui anche la letteratura
moderna ha dedicato pagine famose.
Il
problema del male rimane uno dei più grandi e
permanenti problemi per lo spirito umano, anche dopo
la vittoriosa risposta che vi dà Gesù Cristo. «Noi
sappiamo - scrive l'evangelista Giovanni - che siamo
nati da Dio, e che tutto il mondo è posto sotto il
maligno» (1Gv
5,
19).
All'altra domanda: quale difesa, quale rimedio
opporre all'azione del Demonio? La risposta è più
facile a formularsi, anche se rimane difficile ad
attuarsi. Potremmo dire: tutto ciò che ci difende
dal peccato ci ripara per ciò stesso dall'invisibile
nemico. La grazia è la difesa decisiva. L 'innocenza
assume un aspetto di fortezza. E poi ciascuno
ricorda quanto la pedagogia apostolica abbia
simboleggiato nell'armatura d'un soldato le virtù
che possono rendere invulnerabile il cristiano
(cfr. Ef.
6, 10-18).
Il cristiano dev'essere militante; dev'essere
vigilante e forte; e deve talvolta ricorrere a
qualche esercizio ascetico speciale per allontanare
certe incursioni diaboliche: Gesù lo insegna
indicando il rimedio «nella preghiera e nel digiuno»
(Mc
9, 29).
Tratto da: Meditazioni
per l'anno liturgico - Edizioni Messaggero (Padova)