Il tentatore


Paolo VI., Discorso all’udienza generale del 15 nov. 1972.

Conosciamo (dalla Scrittura) molte cose del mondo diabolico che riguardano la nostra vita e tutta la storia umana.. Il Demonio è all'origine della prima disgrazia dell'umanità; egli fu il tentatore subdolo e fatale del primo peccato, il peccato originale.

Da quella caduta di Adamo, il Demonio acquistò un certo impero su l'uomo, da cui solo la Redenzione di Cristo ci può liberare. E' storia che dura tuttora: ricordiamo gli esorcismi del battesimo e i frequenti riferimenti della sacra Scrittura e della liturgia all'aggressiva e alla opprimente «potestà delle tenebre» (cfr. Lc 22, 53). E' il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza.

Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana. Da ricordare la rivelatrice parabola evangelica del buon grano e della zizzania, sintesi e spiegazione dell'illogicità che sembra presiedere alle nostre contrastanti vicende.

E' l’omicida fin da principio... e padre della menzogna, come lo definisce Cristo (cfr. Gv 8, 44); è l’insidiatore sofistico dell'equilibrio morale dell'uomo. E' lui il perfido e astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica o di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare.

La nostra dottrina però si fa incerta, oscurata com'è dalle tenebre stesse che circondano il Demonio. Ma la nostra curiosità diventa legittima con due domande. Vi sono segni, e quali, della presenza dell'azione diabolica? e quali sono i mezzi di difesa contro così insidioso pericolo?

La risposta alla prima domanda impone molta cautela, anche se i segni del Maligno sembrano talora farsi evidenti. Potremo supporre la sua sinistra azione là dove la negazione di Dio si fa radicale, sottile e assurda, dove la menzogna si afferma ipocrita e potente, contro la verità evidente, dove l'amore è spento da un egoismo freddo e crudele, dove il nome di Cristo è impugnato con odio cosciente e ribelle (cfr. 1Cor. 16, 22), dove lo spirito del Vangelo è mistificato e smentito, dove la disperazione si afferma come l'ultima parola. Ma è diagnosi troppo ampia e difficile, che noi non osiamo ora approfondire e autenticare, non però priva per tutti di drammatico interesse, a cui anche la letteratura moderna ha dedicato pagine famose.

Il problema del male rimane uno dei più grandi e permanenti problemi per lo spirito umano, anche dopo la vittoriosa risposta che vi dà Gesù Cristo. «Noi sappiamo - scrive l'evangelista Giovanni - che siamo nati da Dio, e che tutto il mondo è posto sotto il maligno»  (1Gv  5, 19).

All'altra domanda: quale difesa, quale rimedio opporre all'azione del Demonio? La risposta è più facile a formularsi, anche se rimane difficile ad attuarsi. Potremmo dire: tutto ciò che ci difende dal peccato ci ripara per ciò stesso dall'invisibile nemico. La grazia è la difesa decisiva. L 'innocenza assume un aspetto di fortezza. E poi ciascuno ricorda quanto la pedagogia apostolica abbia simboleggiato nell'armatura d'un soldato le virtù che possono rendere invulnerabile il cristiano (cfr. Ef. 6, 10-18).

Il cristiano dev'essere militante; dev'essere vigilante e forte; e deve talvolta ricorrere a qualche esercizio ascetico speciale per allontanare certe incursioni diaboliche: Gesù lo insegna indicando il rimedio «nella preghiera e nel digiuno» (Mc 9, 29).

Tratto da: Meditazioni per l'anno liturgico - Edizioni Messaggero (Padova)

Pagine di sapienza
 

 

 

 

 

 

 

Abbazia di Praglia. Tutti i diritti riservati.