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Cari fratelli e sorelle,
facendo un
nuovo passo in questa sorta di galleria di ritratti dei
primi testimoni della fede cristiana, che abbiamo
iniziato alcune settimane fa, prendiamo oggi in
considerazione una coppia di sposi. Si tratta dei
coniugi Priscilla e Aquila, che si collocano nell’orbita
dei numerosi collaboratori gravitanti intorno
all’apostolo Paolo, ai quali avevo già brevemente
accennato mercoledì scorso. In base alle notizie in
nostro possesso, questa coppia di coniugi svolse un
ruolo molto attivo al tempo delle origini post-pasquali
della Chiesa.
I nomi di
Aquila e Priscilla sono latini, ma l’uomo e la donna che
li portano erano di origine ebraica. Almeno Aquila,
però, proveniva geograficamente dalla diaspora
dell’Anatolia settentrionale, che si affaccia sul Mar
Nero - nell'attuale Turchia -, mentre Priscilla, il cui
nome si trova a volte abbreviato in Prisca, era
probabilmente un’ebrea proveniente da Roma (cfr
At
18,2). È comunque da Roma che essi erano giunti a
Corinto, dove Paolo li incontrò all’inizio degli anni
’50; là egli si associò ad essi poiché, come ci racconta
Luca, esercitavano lo stesso mestiere di fabbricatori di
tende o tendoni per uso domestico, e fu accolto
addirittura nella loro casa (cfr
At
18,3). Il motivo della loro venuta a Corinto era stata
la decisione dell’imperatore Claudio di cacciare da Roma
i Giudei residenti nell’Urbe. Lo storico romano Svetonio
ci dice su questo avvenimento che aveva espulso gli
Ebrei perché “provocavano tumulti a motivo di un certo
Cresto” (cfr “Vite dei dodici Cesari, Claudio”, 25). Si
vede che non conosceva bene il nome — invece di Cristo
scrive “Cresto” — e aveva un'idea solo molto confusa di
quanto era avvenuto. In ogni caso, c'erano delle
discordie all'interno della comunità ebraica intorno
alla questione se Gesù fosse il Cristo. E questi
problemi erano per l'imperatore il motivo per espellere
semplicemente tutti gli Ebrei da Roma. Se ne deduce che
i due coniugi avevano abbracciato la fede cristiana già
a Roma negli anni ’40, e ora avevano trovato in Paolo
qualcuno che non solo condivideva con loro questa fede —
che Gesù è il Cristo — ma che era anche apostolo,
chiamato personalmente dal Signore Risorto. Quindi, il
primo incontro è a Corinto, dove lo accolgono nella casa
e lavorano insieme nella fabbricazione di tende.
In un secondo
tempo, essi si trasferirono in Asia Minore, a Efeso. Là
ebbero una parte determinante nel completare la
formazione cristiana del giudeo alessandrino Apollo, di
cui abbiamo parlato mercoledì scorso. Poiché egli
conosceva solo sommariamente la fede cristiana,
«Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con
sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di
Dio» (At
18,26). Quando da Efeso l’apostolo Paolo scrive la sua
Prima Lettera ai Corinzi,
insieme ai propri saluti manda esplicitamente anche
quelli di «Aquila e Prisca, con la comunità che si
raduna nella loro casa» (16,19). Veniamo così a sapere
del ruolo importantissimo che questa coppia svolse
nell’ambito della Chiesa primitiva: quello cioè di
accogliere nella propria casa il gruppo dei cristiani
locali, quando essi si radunavano per ascoltare la Parola
di Dio e per celebrare l'Eucaristia. È proprio quel tipo
di adunanza che è detto in greco “ekklesìa” - la parola
latina è “ecclesia”, quella italiana “chiesa” - che vuol
dire convocazione, assemblea, adunanza. Nella casa di
Aquila e Priscilla, quindi, si riunisce
la Chiesa,
la convocazione di Cristo, che celebra qui i sacri
Misteri. E così possiamo vedere la nascita proprio della
realtà della Chiesa nelle case dei credenti. I
cristiani, infatti, fin verso il secolo III non avevano
propri luoghi di culto: tali furono, in un primo tempo,
le sinagoghe ebraiche, fin quando l'originaria simbiosi
tra Antico e Nuovo Testamento si è sciolta e la Chiesa
delle Genti fu costretta a darsi una propria identità,
sempre profondamente radicata nell'Antico Testamento.
Poi, dopo questa “rottura”, si riuniscono nelle case i
cristiani, che diventano così “Chiesa”. E infine, nel
III secolo, nascono veri e propri edifici di culto
cristiano. Ma qui, nella prima metà del I secolo e nel
II secolo, le case dei cristiani diventano vera e
propria “chiesa”. Come ho detto, si leggono insieme le
Sacre Scritture e si celebra l'Eucaristia. Così
avveniva, per esempio, a Corinto, dove Paolo menziona un
certo «Gaio, che ospita me e tutta la comunità» (Rm
16,23), o a Laodicea, dove la comunità si radunava nella
casa di una certa Ninfa (cfr
Col
4,15), o a Colossi, dove il raduno avveniva nella casa
di un certo Archippo (cfr
Fm 2).
Tornati
successivamente a Roma, Aquila e Priscilla continuarono
a svolgere questa preziosissima funzione anche nella
capitale dell’Impero. Infatti Paolo, scrivendo ai
Romani, manda questo preciso saluto: «Salutate Prisca e
Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù; per salvarmi
la vita essi hanno rischiato la loro testa, e ad essi
non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese dei
Gentili; salutate anche la comunità che si riunisce
nella loro casa» (Rm
16,3-5). Quale straordinario elogio dei due coniugi in
queste parole! E a tesserlo è nientemeno che l’apostolo
Paolo. Egli riconosce esplicitamente in loro due veri e
importanti collaboratori del suo apostolato. Il
riferimento al fatto di avere rischiato la vita per lui
va collegato probabilmente ad interventi in suo favore
durante qualche sua prigionia, forse nella stessa Efeso
(cfr At
19,23; 1 Cor
15,32; 2 Cor
1,8-9). E che alla propria gratitudine Paolo associ
addirittura quella di tutte le Chiese delle Genti, pur
considerando l’espressione forse alquanto iperbolica,
lascia intuire quanto vasto sia stato il loro raggio
d’azione e, comunque, il loro influsso a vantaggio del
Vangelo.
La tradizione
agiografica posteriore ha conferito un rilievo tutto
particolare a Priscilla, anche se resta il problema di
una sua identificazione con un’altra Priscilla martire.
In ogni caso, qui a Roma abbiamo sia una chiesa dedicata
a Santa Prisca sull’Aventino sia le Catacombe di
Priscilla sulla Via Salaria. In questo modo si perpetua
la memoria di una donna, che è stata sicuramente una
persona attiva e di molto valore nella storia del
cristianesimo romano. Una cosa è certa: insieme alla
gratitudine di quelle prime Chiese, di cui parla san
Paolo, ci deve essere anche la nostra, poiché grazie
alla fede e all’impegno apostolico di fedeli laici, di
famiglie, di sposi come Priscilla e Aquila il
cristianesimo è giunto alla nostra generazione. Poteva
crescere non solo grazie agli Apostoli che lo
annunciavano. Per radicarsi nella terra del popolo, per
svilupparsi vivamente, era necessario l'impegno di
queste famiglie, di questi sposi, di queste comunità
cristiane, di fedeli laici che hanno offerto l'“humus”
alla crescita della fede. E sempre, solo così cresce
la Chiesa. In
particolare, questa coppia dimostra quanto sia
importante l’azione degli sposi cristiani. Quando essi
sono sorretti dalla fede e da una forte spiritualità,
diventa naturale un loro impegno coraggioso per la Chiesa
e nella Chiesa. La quotidiana comunanza della loro vita
si prolunga e in qualche modo si sublima nell’assunzione
di una comune responsabilità a favore del Corpo mistico
di Cristo, foss’anche di una piccola parte di esso. Così
era nella prima generazione e così sarà spesso.
Un’ulteriore
lezione non trascurabile possiamo trarre dal loro
esempio: ogni casa può trasformarsi in una piccola
chiesa. Non soltanto nel senso che in essa deve regnare
il tipico amore cristiano fatto di altruismo e di
reciproca cura, ma ancor più nel senso che tutta la vita
familiare, in base alla fede, è chiamata a ruotare
intorno all'unica signoria di Gesù Cristo. Non a caso
nella Lettera agli Efesini
Paolo paragona il rapporto matrimoniale alla comunione
sponsale che intercorre tra Cristo e la Chiesa
(cfr Ef
5,25-33). Anzi, potremmo ritenere che l’Apostolo
indirettamente moduli la vita della Chiesa intera su
quella della famiglia. E
la Chiesa,
in realtà, è la famiglia di Dio. Onoriamo perciò Aquila
e Priscilla come modelli di una vita coniugale
responsabilmente impegnata a servizio di tutta la
comunità cristiana. E troviamo in loro il modello della
Chiesa, famiglia di Dio per tutti i tempi.
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