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Cari fratelli e sorelle,
nella nuova serie di catechesi,
iniziata poche settimane fa, vogliamo considerare le
origini della Chiesa, per capire il disegno originario
di Gesù, e così comprendere l’essenziale della Chiesa,
che permane nel variare dei tempi. Vogliamo così capire
anche il perché del nostro essere nella Chiesa e come
dobbiamo impegnarci a viverlo all’inizio di un nuovo
millennio cristiano.
Considerando
la Chiesa
nascente, possiamo scoprirne due aspetti: un primo
aspetto viene fortemente messo in luce da sant’Ireneo di
Lione, martire e grande teologo della fine del II°
secolo, il primo ad averci dato una teologia in qualche
modo sistematica. Sant’Ireneo scrive: “Dove c'è
la Chiesa,
lì c'è anche lo Spirito di Dio; e dove c’è lo Spirito di
Dio, lì c’è la Chiesa
ed ogni grazia; poiché lo Spirito è verità” (Adversus
haereses, III, 24, 1:
PG
7,966). Quindi esiste un intimo legame tra lo Spirito
Santo e la Chiesa. Lo
Spirito Santo costruisce
la Chiesa
e dona ad essa la verità, effonde – come dice san Paolo
– nei cuori dei credenti l’amore (cfr
Rm
5,5). Ma c’è poi un secondo aspetto. Questo intimo
legame con lo Spirito non annulla la nostra umanità con
tutta la sua debolezza, e così la comunità dei discepoli
conosce fin dagli inizi non solo la gioia dello Spirito
Santo, la grazia della verità e dell’amore, ma anche la
prova, costituita soprattutto dai contrasti circa le
verità di fede, con le conseguenti lacerazioni della
comunione. Come la comunione dell’amore esiste sin
dall'inizio e vi sarà fino alla fine (cfr
1 Gv
1,1ss), così purtroppo fin dall'inizio subentra anche la
divisione. Non dobbiamo meravigliarci che essa esista
anche oggi: “Sono usciti di mezzo a noi – dice la Prima Lettera
di Giovanni -, ma non erano dei nostri; se fossero stati
dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva
rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri”
(2,19). Quindi c’è sempre il pericolo, nelle vicende del
mondo e anche nelle debolezze della Chiesa, di perdere
la fede, e così anche di perdere l’amore e la
fraternità. E’ quindi un preciso dovere di chi crede
alla Chiesa dell'amore e vuol vivere in essa,
riconoscere anche questo pericolo e accettare che non è
possibile poi la comunione con chi si è allontanato
dalla dottrina della salvezza (cfr
2 Gv
9-11).
Che la Chiesa
nascente fosse ben consapevole di queste tensioni
possibili nell’esperienza della comunione lo mostra bene
la
Prima Lettera
di Giovanni: non c'è voce
nel Nuovo Testamento che si levi con più forza per
evidenziare la realtà e il dovere dell'amore fraterno
fra i cristiani; ma la stessa voce si indirizza con
drastica severità agli avversari, che sono stati membri
della comunità e ora non lo sono più. La Chiesa
dell'amore è anche la Chiesa
della verità, intesa anzitutto come fedeltà al Vangelo
affidato dal Signore Gesù ai suoi. La fraternità
cristiana nasce dall'essere costituiti figli dello
stesso Padre dallo Spirito di verità: “Tutti quelli
infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro
sono figli di Dio” (Rm
8,14). Ma la famiglia dei figli di Dio, per vivere
nell’unità e nella pace, ha bisogno di chi la custodisca
nella verità e la guidi con discernimento sapiente e
autorevole: è ciò che è chiamato a fare il ministero
degli Apostoli. E qui arriviamo ad un punto importante.
La Chiesa
è tutta dello Spirito, ma ha una struttura, la
successione apostolica, cui spetta la responsabilità di
garantire il permanere della Chiesa nella verità donata
da Cristo, dalla quale viene anche la capacità
dell’amore.
Il primo
sommario degli Atti esprime con grande efficacia la
convergenza di questi valori nella vita della Chiesa
nascente: “Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento
degli apostoli e nell'unione fraterna (koinonìa),
nella frazione del pane e nelle preghiere” (At
2,42). La comunione nasce dalla fede suscitata dalla
predicazione apostolica, si nutre dello spezzare il pane
e della preghiera, e si esprime nella carità fraterna e
nel servizio. Siamo di fronte alla descrizione della
comunione della Chiesa nascente nella ricchezza dei suoi
dinamismi interni e delle sue espressioni visibili: il
dono della comunione è custodito e promosso in
particolare dal ministero apostolico, che a sua volta è
dono per tutta la comunità.
Gli Apostoli
e i loro successori sono pertanto i custodi e i
testimoni autorevoli del deposito della verità
consegnato alla Chiesa, come sono anche i ministri della
carità: due aspetti che vanno insieme. Essi devono
sempre pensare alla inseparabilità di questo duplice
servizio, che in realtà è uno solo: verità e carità,
rivelate e donate dal Signore Gesù. Il loro è, in tal
senso, anzitutto un servizio di amore: la carità che
essi devono vivere e promuovere è inseparabile dalla
verità che custodiscono e trasmettono. La verità e
l’amore sono due volti dello stesso dono, che viene da
Dio e che grazie al ministero apostolico è custodito
nella Chiesa e ci raggiunge fino al nostro presente!
Anche attraverso il servizio degli Apostoli e dei loro
successori l’amore di Dio Trinità ci raggiunge per
comunicarci la verità che ci fa liberi (cfr
Gv
8,32)! Tutto questo che vediamo nella Chiesa nascente ci
spinge a pregare per i Successori degli Apostoli, per
tutti i Vescovi e per i Successori di Pietro, affinché
siano realmente insieme custodi della verità e della
carità; affinché siano, in questo senso, realmente
apostoli di Cristo, perché la sua luce, la luce della
verità e della carità, non si spenga mai nella Chiesa e
nel mondo.
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