|
Cari fratelli e sorelle,
oggi vogliamo ricordare uno dei
grandi Padri della Chiesa, san Basilio, definito dai
testi liturgici bizantini un «luminare della Chiesa». Fu
un grande Vescovo del IV secolo, a cui guarda con
ammirazione tanto la Chiesa
d’Oriente quanto quella d’Occidente per la santità della
vita, per l'eccellenza della dottrina e per la sintesi
armonica di doti speculative e pratiche. Egli nacque
attorno al 330 in
una famiglia di santi, "vera Chiesa domestica", che
viveva in un clima di profonda fede. Compì i propri
studi presso i migliori maestri di Atene e di
Costantinopoli. Insoddisfatto dei suoi successi mondani,
e accortosi di aver sciupato molto tempo nelle vanità,
egli stesso confessa: «Un giorno, come svegliandomi da
un sonno profondo, mi rivolsi alla mirabile luce della
verità del Vangelo..., e piansi sulla mia miserabile
vita» (cfr Ep.
223:
PG 32,824a). Attirato da
Cristo, cominciò a guardare verso di Lui e ad ascoltare
Lui solo (cfr Moralia
80,1:
PG
31,860bc). Con determinazione si dedicò alla vita
monastica nella preghiera, nella meditazione delle Sacre
Scritture e degli scritti dei Padri della Chiesa, e
nell'esercizio della carità (cfr
Epp.
2 e 22), seguendo anche l'esempio della sorella, santa
Macrina, che già viveva nell'ascetismo monacale. Fu poi
ordinato sacerdote e infine, nel 370, Vescovo di Cesarea
di Cappadocia, nell'attuale Turchia.
Mediante la predicazione e gli
scritti svolse un’intensa attività pastorale, teologica
e letteraria. Con saggio equilibrio seppe unire insieme
il servizio alle anime e la dedizione alla preghiera e
alla meditazione nella solitudine. Avvalendosi della sua
personale esperienza, favorì la fondazione di molte
"fraternità" o comunità di cristiani consacrati a Dio,
che visitava frequentemente (cfr Gregorio Nazianzeno,
Oratio 43,29
in
laudem Basilii: PG
36,536b). Con la parola e con gli scritti, molti dei
quali sono giunti fino a noi (cfr
Regulae brevius tractatae,
Proemio:
PG
31,1080ab), li esortava a vivere e a progredire nella
perfezione. Alle sue opere hanno attinto anche vari
legislatori del monachesimo antico, tra cui san
Benedetto, che considerava Basilio come il suo maestro
(cfr Regula
73,5). In realtà, san Basilio ha
creato un monachesimo molto particolare: non chiuso alla
comunità della Chiesa locale, ma ad essa aperto. I suoi
monaci facevano parte della Chiesa locale, ne erano il
nucleo animatore che, precedendo gli altri fedeli nella
sequela di Cristo e non solo nella fede, mostrava la
ferma adesione a Lui — l'amore per Lui — soprattutto in
opere di carità. Questi monaci, che avevano scuole ed
ospedali, erano al servizio dei poveri ed hanno così
mostrato la vita cristiana nella sua completezza. Il
Servo di Dio Giovanni Paolo II, parlando del
monachesimo, ha scritto: «Si ritiene da molti che quella
struttura capitale della vita della Chiesa che è il
monachesimo sia stata posta, per tutti i secoli,
principalmente da san Basilio; o che, almeno, non sia
stata definita nella sua natura più propria senza il suo
decisivo contributo» (Lettera Apostolica
Patres
Ecclesiae 2).
Come Vescovo e Pastore della sua
vasta Diocesi, Basilio si preoccupò costantemente delle
difficili condizioni materiali in cui vivevano i fedeli;
denunciò con fermezza i mali; si impegnò a favore dei
più poveri ed emarginati; intervenne anche presso i
governanti per alleviare le sofferenze della
popolazione, soprattutto in momenti di calamità; vigilò
per la libertà della Chiesa, contrapponendosi anche ai
potenti per difendere il diritto di professare la vera
fede (cfr Gregorio Nazianzeno,
Oratio
43,48-51
in
laudem Basilii: PG
36,557c-561c). A Dio, che è amore e carità, Basilio rese
una valida testimonianza con la costruzione di vari
ospizi per i bisognosi (cfr Basilio,
Ep.
94: PG
32,488bc), quasi una città della misericordia, che da
lui prese il nome di
Basiliade (cfr Sozomeno,
Historia Eccl.
6,34:
PG
67,1397a). Essa sta alle origini delle moderne
istituzioni ospedaliere di ricovero e cura dei malati.
Consapevole che «la liturgia è il
culmine verso cui tende l'azione della Chiesa, e insieme
la fonte da cui promana tutta la sua virtù» (Sacrosanctum
Concilium
10), Basilio, pur preoccupato di
realizzare la carità che è il contrassegno della fede,
fu anche un sapiente «riformatore liturgico» (cfr
Gregorio Nazianzeno, Oratio
43,34
in
laudem Basilii: PG
36,541c). Ci ha lasciato infatti una grande preghiera
eucaristica [o anafora] che da lui prende nome, e ha
dato un ordinamento fondamentale alla preghiera e alla
salmodia: per suo impulso il popolo amò e conobbe i
Salmi, e si recava a pregarli anche nella notte (cfr
Basilio, In Psalmum
1,1-2:
PG
29,212a-213c). E così vediamo come liturgia, adorazione,
preghiera vadano insieme con la carità, si condizionino
reciprocamente.
Con zelo e coraggio Basilio seppe
opporsi agli eretici, i quali negavano che Gesù Cristo
fosse Dio come il Padre (cfr Basilio,
Ep.
9,3: PG
32,272a; Ep.
52,1-3:
PG
32,392b-396a; Adv. Eunomium 1,20:
PG 29,556c). Similmente,
contro coloro che non accettavano la divinità dello
Spirito Santo, egli sostenne che anche lo Spirito è Dio,
e «deve essere con il Padre e il Figlio connumerato e
conglorificato» (cfr. De
Spiritu Sancto: SC
17bis, 348). Per questo Basilio è uno dei grandi Padri
che hanno formulato la dottrina sulla Trinità: l'unico
Dio, proprio perchè è Amore, è un Dio in tre Persone, le
quali formano l'unità più profonda che esista, l'unità
divina.
Nel suo amore per Cristo e per il
suo Vangelo, il grande Cappadoce si impegnò anche a
ricomporre le divisioni all'interno della Chiesa (cfr
Epp.
70 e 243), adoperandosi perché tutti si convertissero a
Cristo e alla sua Parola (cfr
De iudicio
4: PG
31,660b-661a), forza unificante, alla quale tutti i
credenti devono ubbidire (cfr
ibid.
1-3:
PG 31,653a-656c).
In conclusione, Basilio si spese
completamente nel fedele servizio alla Chiesa e nel
multiforme esercizio del ministero episcopale. Secondo
il programma da lui stesso tracciato, egli divenne
«apostolo e ministro di Cristo, dispensatore dei misteri
di Dio, araldo del regno, modello e regola di pietà,
occhio del corpo della Chiesa, pastore delle pecore di
Cristo, medico pietoso, padre e nutrice, cooperatore di
Dio, agricoltore di Dio, costruttore del tempio di Dio»
(cfr Moralia
80,11-20:
PG
31,864b-868b).
E’ questo il programma che il
santo Vescovo consegna agli annunciatori della Parola –
ieri come oggi –, un programma che egli stesso si
impegnò generosamente a mettere in pratica. Nel 379
Basilio, non ancora cinquantenne, consumato dalle
fatiche e dall'ascesi, ritornò a Dio, «nella speranza
della vita eterna, attraverso Gesù Cristo Signore
nostro» (De Baptismo
1,2,9). Egli fu un uomo che visse veramente con lo
sguardo fisso a Cristo, un uomo dell'amore per il
prossimo. Pieno della speranza e della gioia della fede,
Basilio ci mostra come essere realmente cristiani.
|