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Cari fratelli e sorelle,
la nostra
attenzione si concentra oggi su san Cirillo di
Gerusalemme. La sua vita rappresenta l'intreccio di due
dimensioni: da una parte, la cura pastorale e,
dall’altra, il coinvolgimento – suo malgrado – nelle
accese controversie che travagliavano allora
la Chiesa
d'Oriente. Nato intorno al
315 a
Gerusalemme o dintorni, Cirillo ricevette un'ottima
formazione letteraria; fu questa la base della sua
cultura ecclesiastica, incentrata nello studio della
Bibbia. Ordinato presbitero dal Vescovo Massimo, quando
questi morì o fu deposto, nel 348 fu ordinato Vescovo da
Acacio, influente metropolita di Cesarea di Palestina,
filoariano, convinto di avere in lui un alleato. Fu,
perciò, sospettato di avere ottenuto la nomina
episcopale mediante concessioni all'arianesimo.
In realtà, ben presto Cirillo venne
in urto con Acacio non solo sul terreno dottrinale, ma
anche su quello giurisdizionale, perché Cirillo
rivendicava l'autonomia della propria sede rispetto a
quella metropolitana di Cesarea. Nel giro di una ventina
d'anni, Cirillo conobbe tre esili: il primo nel 357,
previa deposizione da parte di un Sinodo di Gerusalemme,
seguito nel 360 da un secondo esilio ad opera di Acacio,
e infine da un terzo, il più lungo – durò undici anni –
nel 367 per iniziativa dell'imperatore filoariano
Valente. Solo nel 378, dopo la morte dell'imperatore,
Cirillo poté riprendere definitivo possesso della sua
sede, riportando tra i fedeli l’unità e la pace.
In favore della sua ortodossia, messa
in dubbio da alcune fonti coeve, militano altre fonti
ugualmente antiche. Tra di esse la più autorevole è la
lettera sinodale del 382, dopo il secondo Concilio
ecumenico di Costantinopoli (381), al quale Cirillo
aveva partecipato con un ruolo qualificato. In tale
lettera, inviata al Pontefice romano, i Vescovi
orientali riconoscono ufficialmente la più assoluta
ortodossia di Cirillo, la legittimità della sua
ordinazione episcopale e i meriti del suo servizio
pastorale, che la morte concluderà nel 387.
Conserviamo di lui ventiquattro
celebri catechesi, che egli espose come Vescovo verso il
350. Introdotte da una
Procatechesi di
accoglienza, le prime diciotto di esse sono indirizzate
ai catecumeni o illuminandi (photizomenoi);
furono tenute nella
Basilica del Santo Sepolcro. Le prime (1-5) trattano
ciascuna, rispettivamente, delle disposizioni previe al
Battesimo, della conversione dai costumi pagani, del
sacramento del Battesimo, delle dieci verità dogmatiche
contenute nel Credo o Simbolo della fede. Le successive
(6-18) costituiscono una "catechesi continua" sul
Simbolo di Gerusalemme, in chiave antiariana. Delle
ultime cinque (19-23), dette "mistagogiche", le prime
due sviluppano un commento ai riti del Battesimo, le
ultime tre vertono sul crisma, sul Corpo e Sangue di
Cristo e sulla liturgia eucaristica. Vi è inclusa la
spiegazione del Padre nostro (Oratio
dominica): essa fonda un
cammino di iniziazione alla preghiera, che si sviluppa
parallelamente all’iniziazione ai tre sacramenti del
Battesimo, della Cresima e dell'Eucaristia.
La base dell'istruzione sulla fede
cristiana si svolgeva anche in funzione polemica contro
pagani, giudeocristiani e manichei. L'argomentazione era
fondata sull'attuazione delle promesse dell'Antico
Testamento, in un linguaggio ricco di immagini. La
catechesi era un momento importante, inserito nell'ampio
contesto dell'intera vita, in particolare liturgica,
della comunità cristiana, nel cui seno materno avveniva
la gestazione del futuro fedele, accompagnata dalla
preghiera e dalla testimonianza dei fratelli. Nel loro
complesso, le omelie di Cirillo costituiscono una
catechesi sistematica sulla rinascita del cristiano
mediante il Battesimo. Al catecumeno egli dice: "Sei
caduto dentro le reti della Chiesa (cfr
Mt
13,47). Lasciati dunque prendere vivo; non sfuggire,
perché è Gesù che ti prende al suo amo, per darti non la
morte ma la risurrezione dopo la morte. Devi infatti
morire e risorgere (cfr Rm
6,11.14)... Muori al
peccato, e vivi per la giustizia fin da oggi" (Procatechesi
5).
Dal punto di vista
dottrinale,
Cirillo commenta il Simbolo di Gerusalemme col ricorso
alla tipologia delle Scritture, in un rapporto
"sinfonico’" tra i due Testamenti, approdando a Cristo,
centro dell'universo. La tipologia sarà incisivamente
descritta da Agostino d'Ippona: "L'Antico Testamento è
il velo del Nuovo Testamento, e nel Nuovo Testamento si
manifesta l'Antico" (De
catechizandis rudibus 4,8).
Quanto alla catechesi
morale, essa è ancorata in
profonda unità alla catechesi dottrinale: il dogma viene
fatto discendere progressivamente nelle anime, le quali
sono così sollecitate a trasformare i comportamenti
pagani in base alla nuova vita in Cristo, dono del
Battesimo. La catechesi "mistagogica", infine, segnava
il vertice dell'istruzione che Cirillo impartiva non più
ai catecumeni, ma ai neobattezzati o neofiti durante la
settimana pasquale. Essa li introduceva a scoprire,
sotto i riti battesimali della Veglia pasquale, i
misteri in essi racchiusi e non ancora svelati.
Illuminati dalla luce di una fede più profonda in forza
del Battesimo, i neofiti erano finalmente in grado di
comprenderli meglio, avendone ormai celebrato i riti.
In particolare, con i neofiti di
estrazione greca Cirillo faceva leva sulla facoltà
visiva, a loro congeniale. Era il passaggio dal rito al
mistero, che valorizzava l'effetto psicologico della
sorpresa e l'esperienza vissuta nella notte pasquale.
Ecco un testo che spiega il mistero del Battesimo: "Per
tre volte siete stati immersi nell'acqua e per ciascuna
delle tre siete riemersi, per simboleggiare i tre giorni
della sepoltura di Cristo, imitando, cioè, con questo
rito il nostro Salvatore, che passò tre giorni e tre
notti nel seno della terra (cfr
Mt
12,40). Con la prima emersione dall'acqua avete
celebrato il ricordo del primo giorno passato da Cristo
nel sepolcro, come con la prima immersione ne avete
confessato la prima notte passata nel sepolcro: come chi
è nella notte non vede, e chi invece è nel giorno gode
la luce, così anche voi. Mentre prima eravate immersi
nella notte e non vedevate nulla, riemergendo invece vi
siete trovati in pieno giorno. Mistero della morte e
della nascita, quest'acqua di salvezza è stata per voi
tomba e madre... Per voi... il tempo per morire coincise
col tempo per nascere: un solo e medesimo tempo ha
realizzato entrambi gli eventi" (Seconda
Catechesi Mistagogica 4).
Il mistero da afferrare è il disegno
di Dio, che si realizza attraverso le azioni salvifiche
di Cristo nella Chiesa. A sua volta, alla dimensione
mistagogica si accompagna quella dei simboli, esprimenti
il vissuto spirituale che essi fanno "esplodere". Così
la catechesi di Cirillo, sulla base delle tre componenti
descritte – dottrinale, morale e, infine, mistagogica –,
risulta una catechesi globale nello Spirito. La
dimensione mistagogica attua la sintesi delle prime due,
orientandole alla celebrazione sacramentale, in cui si
realizza la salvezza di tutto l'uomo.
Si tratta, in definitiva, di una
catechesi integrale, che – coinvolgendo corpo, anima e
spirito – resta emblematica anche per la formazione
catechetica dei cristiani di oggi.
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