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Cari fratelli e sorelle,
nel corso dei ritratti di
grandi Padri e Dottori della Chiesa che cerco di offrire
in queste catechesi, l’ultima volta ho parlato di san
Gregorio Nazianzeno, Vescovo del IV secolo e vorrei oggi
ancora completare questo ritratto di un grande maestro.
Cercheremo oggi di raccogliere alcuni suoi insegnamenti.
Riflettendo sulla missione che Dio gli aveva affidato,
san Gregorio Nazianzeno concludeva: «Sono stato creato
per ascendere fino a Dio con le mie azioni» (Oratio
14,6
de pauperum amore:
PG 35,865). Di fatto, egli
mise al servizio di Dio e della Chiesa il suo talento di
scrittore e di oratore. Compose numerosi discorsi,
varie omelie e panegirici,
molte lettere e opere poetiche (quasi 18.000 versi!):
un'attività veramente prodigiosa. Aveva compreso che
questa era la missione che Dio gli aveva affidato:
«Servo della Parola, io aderisco al ministero della
Parola; che io non acconsenta mai di trascurare questo
bene. Questa vocazione io l'apprezzo e la gradisco, ne
traggo più gioia che da tutte le altre cose messe
insieme» (Oratio
6,5:
SC 405,134; cfr anche
Oratio
4,10).
Il Nazianzeno era un uomo mite,
e nella sua vita cercò sempre di fare opera di pace
nella Chiesa del suo tempo, lacerata da discordie e da
eresie. Con audacia evangelica si sforzò di superare la
propria timidezza per proclamare la verità della fede.
Sentiva profondamente l'anelito di avvicinarsi a Dio, di
unirsi a Lui. È quanto esprime egli stesso in una sua
poesia, dove scrive: tra i «grandi flutti del mare della
vita, / di qua e di là da impetuosi venti agitato, / ...
/ una cosa sola m'era cara, sola mia ricchezza, /
conforto e oblio delle fatiche, / la luce della Santa
Trinità» (Carmina [historica]
2,1,15:
PG
37,1250ss.).
Gregorio fece risplendere la
luce della Trinità,
difendendo la fede
proclamata nel Concilio di Nicea: un solo Dio in tre
Persone uguali e distinte – Padre, Figlio e Spirito
Santo –, «triplice luce che in unico / splendor
s'aduna» (Inno vespertino:
Carmina [historica]
2,1,32:
PG
37,512). Quindi, afferma sempre Gregorio sulla scorta di
san Paolo (1 Cor
8,6), «per noi vi è un Dio, il Padre, da cui è tutto; un
Signore, Gesù Cristo, per mezzo di cui è tutto; e uno
Spirito Santo, in cui è tutto» (Oratio
39,12:
SC
358,172).
Gregorio ha messo in grande
rilievo la piena umanità di Cristo: per redimere l'uomo
nella sua totalità di corpo, anima e spirito, Cristo
assunse tutte le componenti della natura umana,
altrimenti l'uomo non sarebbe stato salvato. Contro
l'eresia di Apollinare, il quale sosteneva che Gesù
Cristo non aveva assunto un’anima razionale, Gregorio
affronta il problema alla luce del mistero della
salvezza: «Ciò che non è stato assunto, non è stato
guarito» (Ep.
101,32:
SC
208,50), e se Cristo non fosse stato «dotato di
intelletto razionale, come avrebbe potuto essere uomo?»
(Ep.
101,34:
SC
208,50). Era proprio il nostro intelletto, la nostra
ragione che aveva e ha bisogno della relazione,
dell’incontro con Dio in Cristo. Diventando uomo, Cristo
ci ha dato la possibilità di diventare a nostra volta
come Lui. Il Nazianzeno esorta: «Cerchiamo di essere
come Cristo, poiché anche Cristo è divenuto come noi: di
diventare dèi per mezzo di Lui, dal momento che Lui
stesso, per il nostro tramite, è divenuto uomo. Prese il
peggio su di sé, per farci dono del meglio» (Oratio
1,5:
SC 247,78).
Maria, che ha dato la natura
umana a Cristo, è vera Madre di Dio (Theotókos:
cfr Ep.
101,16:
SC
208,42), e in vista della sua altissima missione è stata
"pre-purificata" (Oratio
38,13:
SC
358,132, quasi un lontano preludio del dogma
dell’Immacolata Concezione). Maria è proposta come
modello ai cristiani, soprattutto alle vergini, e come
soccorritrice da invocare nelle necessità (cfr
Oratio
24,11:
SC
282,60-64).
Gregorio ci ricorda che, come
persone umane, dobbiamo essere solidali gli uni verso
gli altri. Scrive: «"Noi siamo tutti una sola cosa nel
Signore" (cfr Rm
12,5), ricchi e poveri, schiavi e
liberi, sani e malati; e unico è il capo da cui tutto
deriva: Gesù Cristo. E come fanno le membra di un solo
corpo, ciascuno si occupi di ciascuno, e tutti di
tutti». Poi, riferendosi ai malati e alle persone in
difficoltà, conclude: «Questa è l'unica salvezza per la
nostra carne e la nostra anima: la carità verso di loro»
(Oratio
14,8
de pauperum amore: PG
35,868ab). Gregorio sottolinea che l'uomo deve imitare
la bontà e l'amore di Dio, e quindi raccomanda: «Se sei
sano e ricco, allevia il bisogno di chi è malato e
povero; se non sei caduto, soccorri chi è caduto e vive
nella sofferenza; se sei lieto, consola chi è triste; se
sei fortunato, aiuta chi è morso dalla sventura. Da’ a
Dio una prova di riconoscenza, perché sei uno di quelli
che possono beneficare, e non di quelli che hanno
bisogno di essere beneficati... Sii ricco non solo di
beni, ma anche di pietà; non solo di oro, ma di virtù, o
meglio, di questa sola. Supera la fama del tuo prossimo
mostrandoti più buono di tutti; renditi Dio per lo
sventurato, imitando la misericordia di Dio» (Oratio
14,26
de pauperum amore: PG
35,892bc).
Gregorio ci insegna anzitutto
l'importanza e la necessità della preghiera. Egli
afferma che «è necessario ricordarsi di Dio più spesso
di quanto si respiri» (Oratio
27,4:
PG
250,78), perché la preghiera è l'incontro della sete di
Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi abbiamo sete
di Lui (cfr Oratio
40, 27:
SC
358,260). Nella preghiera noi dobbiamo rivolgere il
nostro cuore a Dio, per consegnarci a Lui come offerta
da purificare e trasformare. Nella preghiera noi vediamo
tutto alla luce di Cristo, lasciamo cadere le nostre
maschere e ci immergiamo nella verità e nell'ascolto di
Dio, alimentando il fuoco dell'amore.
In una poesia, che è allo
stesso tempo meditazione sullo scopo della vita e
implicita invocazione a Dio, Gregorio scrive: «Hai un
compito, anima mia, / un grande compito, se vuoi. /
Scruta seriamente te stessa, / il tuo essere, il tuo
destino; / donde vieni e dove dovrai posarti; / cerca di
conoscere se è vita quella che vivi / o se c'è qualcosa
di più. / Hai un compito, anima mia, / purifica, perciò,
la tua vita: / considera, per favore, Dio e i suoi
misteri, / indaga cosa c'era prima di questo universo /
e che cosa esso è per te, / da dove è venuto, e quale
sarà il suo destino. / Ecco il tuo compito, / anima mia,
/ purifica, perciò, la tua vita» (Carmina
[historica]
2,1,78:
PG
37,1425-1426). Continuamente il santo Vescovo chiede
aiuto a Cristo, per essere rialzato e riprendere il
cammino: «Sono stato deluso, o mio Cristo, / per il mio
troppo presumere: / dalle altezze sono caduto molto in
basso. / Ma rialzami di nuovo ora, poiché vedo / che da
me stesso mi sono ingannato; / se troppo ancora
confiderò in me stesso, / subito cadrò, e la caduta sarà
fatale» (Carmina [historica]
2,1,67:
PG
37,1408).
Gregorio, dunque, ha sentito il
bisogno di avvicinarsi a Dio per superare la stanchezza
del proprio io. Ha sperimentato lo slancio dell'anima,
la vivacità di uno spirito sensibile e l'instabilità
della felicità effimera. Per lui, nel dramma di una vita
su cui pesava la coscienza della propria debolezza e
della propria miseria, l’esperienza dell’amore di Dio ha
sempre avuto il sopravvento. Hai un compito anima, –
dice san Gregorio anche noi –, il compito di trovare la
vera luce, di trovare la vera altezza della tua vita. E
la tua vita è incontrarti con Dio, che ha sete della
nostra sete.
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