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Cari fratelli e sorelle,
dopo queste tre settimane di
pausa, riprendiamo i nostri consueti incontri del
mercoledì. Quest’oggi vorrei semplicemente riallacciarmi
all’ultima
catechesi,
che aveva come argomento la vita e gli scritti di san
Basilio, Vescovo nell’attuale Turchia, in Asia Minore,
nel IV secolo. L’esistenza di questo grande Santo e le
sue opere sono ricche di spunti di riflessione e di
insegnamenti validi anche per noi oggi.
Anzitutto
il richiamo al mistero di Dio,
che resta il riferimento più significativo e vitale per
l'uomo. Il Padre è «il principio di tutto e la causa
dell'essere di ciò che esiste, la radice dei viventi» (Hom.
15,2
de fide:
PG 31,465c), e soprattutto
è «il Padre del nostro Signore Gesù Cristo» (Anaphora
sancti Basilii).
Risalendo a Dio attraverso le
creature, noi «prendiamo coscienza della sua bontà e
della sua saggezza» (Basilio,
Contra Eunomium
1,14:
PG
29,544b). Il Figlio è l'«immagine della bontà del Padre
e sigillo di forma a lui uguale» (cfr
Anaphora sancti Basilii).
Con la sua obbedienza e la sua passione il Verbo
incarnato ha realizzato la missione di Redentore
dell’uomo (cfr Basilio, In
Psalmum 48,8:
PG
29,452ab; cfr anche De
Baptismo 1,2:
SC
357,158).
Infine, egli parla ampiamente
dello Spirito Santo, al quale ha dedicato un intero
libro.
Ci svela che lo Spirito anima
la Chiesa,
la riempie dei suoi doni, la rende santa. La luce
splendida del mistero divino si riverbera sull'uomo,
immagine di Dio, e ne innalza la dignità. Guardando a
Cristo, si capisce appieno la dignità dell’uomo. Basilio
esclama: «[Uomo], renditi conto della tua grandezza
considerando il prezzo versato per te: guarda il prezzo
del tuo riscatto, e comprendi la tua dignità!» (In
Psalmum 48,8:
PG
29, 452b). In particolare il cristiano, vivendo in
conformità al Vangelo, riconosce che gli uomini sono
tutti fratelli tra di loro; che la vita è
un'amministrazione dei beni ricevuti da Dio, per cui
ognuno è responsabile di fronte agli altri, e chi è
ricco deve essere come un «esecutore degli ordini di Dio
benefattore» (Hom.
6 de
avaritia:
PG
32,1181-1196).
Tutti dobbiamo aiutarci, e
cooperare come le membra di un corpo (Ep.
203,3).
Ed egli, nelle sue omelie, ha
usato anche parole coraggiose, forti su questo punto.
Chi infatti, secondo il comandamento di Dio, vuole amare
il prossimo come se stesso, «non deve possedere niente
di più di quello che possiede il suo prossimo» (Hom.
in divites: PG
31,281b).
In tempo di carestie e di
calamità, con parole appassionate il santo Vescovo
esortava i fedeli a «non mostrarsi più crudeli delle
bestie..., appropriandosi di ciò che è comune, e
possedendo da soli ciò che è di tutti» (Hom.
tempore famis: PG
31,325a). Il pensiero profondo di Basilio appare bene in
questa frase suggestiva: «Tutti i bisognosi guardano le
nostre mani, come noi stessi guardiamo quelle di Dio,
quando siamo nel bisogno». Ben meritato è dunque
l'elogio fatto da Gregorio di Nazianzo, che dopo la
morte di Basilio disse: «Basilio ci persuase che noi,
essendo uomini, non dobbiamo disprezzare gli uomini, né
oltraggiare Cristo, capo comune di tutti, con la nostra
disumanità verso gli uomini; piuttosto, nelle disgrazie
degli altri, dobbiamo beneficare noi stessi, e fare
prestito a Dio della nostra misericordia, perché abbiamo
bisogno di misericordia» (Gregorio Nazianzeno,
Oratio
43,63:
PG
36,580b). Parole molto attuali. Vediamo come san Basilio
è realmente uno dei Padre della Dottrina sociale della
Chiesa.
Basilio, inoltre, ci ricorda
che per tenere vivo in noi l'amore verso Dio e verso gli
uomini è necessaria
l'Eucaristia, cibo adeguato
per i battezzati, capace di alimentare le nuove energie
derivanti dal Battesimo (cfr
De Baptismo
1,3:
SC 357,192). E’ motivo di
immensa gioia poter partecipare all'Eucaristia (Moralia
21,3:
PG
31,741a), istituita «per custodire incessantemente il
ricordo di colui che è morto e risorto per noi» (Moralia
80,22:
PG
31,869b). L'Eucaristia, immenso dono di Dio, tutela in
ciascuno di noi il ricordo del sigillo battesimale,
e consente di vivere in pienezza e fedeltà la grazia del
Battesimo. Per questo il santo Vescovo raccomanda la
comunione frequente, anche quotidiana: «Comunicare anche
ogni giorno ricevendo il santo corpo e sangue di Cristo
è cosa buona e utile; poiché egli stesso dice
chiaramente: "Chi mangia la mia carne e beve il mio
sangue ha la vita eterna" (Gv
6,54). Chi dunque dubiterà che comunicare continuamente
alla vita non sia vivere in pienezza?» (Ep.
93:
PG
32,484b). L'Eucaristia, in una parola, ci è necessaria
per accogliere in noi la vera vita, la vita eterna (cfr
Moralia
21,1:
PG
31,737c).
Infine, Basilio si interessò
naturalmente anche di quella porzione eletta del popolo
di Dio che sono i giovani,
il futuro della società. A loro indirizzò un
Discorso
sul modo di trarre profitto dalla
cultura pagana del tempo.
Con molto equilibrio e
apertura, egli riconosce che nella letteratura classica,
greca e latina, si trovano esempi di virtù. Questi
esempi di vita retta possono essere utili per il giovane
cristiano alla ricerca della verità, del retto modo di
vivere (cfr Ad Adolescentes
3). Pertanto bisogna
prendere dai testi degli autori classici quanto è
conveniente e conforme alla verità: così con
atteggiamento critico e aperto – si tratta infatti di un
vero e proprio “discernimento” – i giovani crescono
nella libertà. Con la celebre immagine delle api, che
colgono dai fiori solo ciò che serve per il miele,
Basilio raccomanda: «Come le api sanno trarre dai fiori
il miele, a differenza degli altri animali che si
limitano al godimento del profumo e del colore dei
fiori, così anche da questi scritti… si può ricavare
qualche giovamento per lo spirito. Dobbiamo utilizzare
quei libri seguendo in tutto l'esempio delle api. Esse
non vanno indistintamente su tutti i fiori, e neppure
cercano di portar via tutto da quelli sui quali si
posano, ma ne traggono solo quanto serve alla
lavorazione del miele, e tralasciano il resto. E noi, se
siamo saggi, prenderemo da quegli scritti quanto si
adatta a noi, ed è conforme alla verità, e lasceremo
andare il resto» (Ad
Adolescentes 4). Basilio,
soprattutto, raccomanda ai giovani di crescere nelle
virtù, nel retto modo di vivere: «Mentre gli altri beni…
passano da questo a quello come nel gioco dei dadi,
soltanto la virtù è un bene inalienabile, e rimane
durante la vita e dopo la morte» (Ad
Adolescentes 5).
Cari fratelli e sorelle, mi sembra si
possa dire che questo Padre di un tempo lontano parla
anche a noi e ci dice delle cose importanti. Anzitutto,
questa partecipazione attenta, critica e creativa alla
cultura di oggi. Poi, la responsabilità sociale: questo
è un tempo nel quale, in un mondo globalizzato, anche i
popoli geograficamente distanti sono il nostro prossimo
realmente. Quindi, l’amicizia con Cristo, il Dio dal
volto umano. E, infine, la conoscenza e la riconoscenza
verso il Dio Creatore, Padre di noi tutti: solo aperti a
questo Dio, Padre comune, possiamo costruire un mondo
giusto e un mondo fraterno.
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